IL FASCINO DELLA NATURA IN BARTOLOMEO BEZZI



Sole cadente sul lago di Garda, 1887,
olio su tela, 126 x 201,5 cm.
Civico Museo Revoltella, Galleria d'Arte Moderna, Trieste

Trento, Palazzo Geremia Via Belenzani 20
4 maggio - 29 giugno - orario 10.00 - 13.00 e 15.00 - 20.00
Sabato, Domenica e festivi: orario continuato: 10.00 - 20.00

Inaugurazione: sabato 3 maggio 2003, ore 18.00


Mostra e catalogo a cura di Alberto Pattini

Progetto allestimento espositivo: Paul Sark Art Gallery
Realizzazione allestimento espositivo: Digimax
Sistemi di sicurezza: Tecnoelettronica
Trasporto delle opere: Gianni Antonio Thiella
Segreteria della mostra: Wanda Giovannini e Lino Lucchi
Coordinamento organizzativo:
Lorenzo Andreatta, Augusta Conta e Gianni
Antonio Thiella
Testi critici in catalogo di
Fiorenzo Degasperi, Margherita de Pilati e
Elisabetta Staudacher

La mostra si terrà presso Palazzo Geremia
(foto Gianni Zotta)

 

Con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri


La mostra è organizzata con il contributo di:




Il 3 maggio 2003 alle ore 18.00 l’Amministrazione Comunale di Trento con l’alto patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Presidenza della Regione Trentino-Alto Adige e del Consiglio Provinciale della Provincia Autonoma di Trento, inaugura a Palazzo Geremia la mostra Il fascino della natura in Bartolomeo Bezzi curata da Alberto Pattini e dedicata al pittore trentino in occasione dell’80° anniversario della sua morte. Geniale paesaggista e valente interprete delle emozioni della natura, l’artista si avvicina alla corrente del paesaggismo veneto di Secondo Ottocento e al simbolismo naturalistico europeo nell’ultimo periodo della sua vita. Con i quadri in mostra provenienti da collezioni private italiane, musei e gallerie pubbliche - Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, Civico Museo Revoltella di Trieste - da enti pubblici e privati - Provincia Autonoma di Trento, Cassa Rurale di Rovereto, Cassa Rurale di Trento, Banca di Trento e Bolzano, Gruppo ITAS Assicurazioni, Banca d'Italia, Collezione d'arte UniCredito Italiano, Mediocredito Trentino-Alto Adige spa, Autostrada del Brennero A 22, Tecnofin, GlaxoSmithKline spa - si vuole ripercorrere il cammino artistico di Bartolomeo Bezzi (1851 - 1923) attraverso i lavori compiuti dalla metà degli anni Ottanta del XIX secolo al primo decennio del Novecento. Nelle tele esposte – quarantacinque – si potrà ammirare la sapienza con cui Bezzi descrive l’agonia del giorno dopo il tramonto del sole, quel caratteristico bagliore di luce che avvolge per alcuni istanti la natura prima di lasciarla coprire dalle tenebre. Alla fine degli anni Ottanta si avvicina ad un’elaborazione lirica e crepuscolare del tema della natura, che caratterizzerà la sua produzione fino al primo decennio del Novecento. La luce è uno degli elementi fondamentali dei suoi lavori. E’ un irraggiamento ottenuto con brevi pennellate, tocchi soffici di colore depositato delicatamente sulla tela. Un colore specchio fedele della natura e diario intimo che segnala una nostalgia struggente per un’infanzia interrotta. Nei suoi quadri lo spazio raggiunge orizzonti indefiniti e misteriosi, visibili solo con la meditazione dello spirito, sprigionando la poesia dell’infinito. Bezzi insegue con pazienza il malinconico alternarsi delle stagioni e sceglie quelle del trapasso, primavera e autunno, ma in particolare predilige l’autunno, come immagine speculare del suo stato d’animo.




Da Cles
, 1891, olio su tela, 96.5 x 155.5 cm.,
firmato e datato in basso a destra "B. Bezzi 91". Collezione privata.

Valpiana e Ossana, (1878)
olio su tavola, 23 x 37 cm.
firmato in basso a sinistra
"B. Bezzi"
Trento, collezione privata.

Tra le opere più significative si segnalano: Sulle rive dell’Adige, esposto nel 1885 a Milano, nel 1886 a Roma e a Berlino dove venne premiato, nel 1887 a Venezia dove venne acquistato dal Re Umberto I e donato al Comune di Trento dal Re Vittorio Emanuele III nel 1921 (Mart); Cles, esposto a Torino nel 1892 e premiato con medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione (Trento, collezione privata); Sole cadente a Riva del Garda, esposto nel 1888 a Bologna e a Parigi, dove viene premiato, e a Trieste nel 1890, dove venne acquistato dal Museo Revoltella (Trieste, Museo Civico Revoltella); Mattino sul lago, esposto nel 1903 alla Quinta Biennale di Venezia (Piacenza, Galleria Ricci-Oddi); Fantasie dell’aria, in mostra alla Sesta Biennale di Venezia del 1905 (Rovereto, collezione privata).


Alla fontana, 1905, olio su tela, 77 x 113.5 cm., firmato e datato in
basso a sinistra "B. Bezzi 905". Collezione Mediocredito - Trento

Bartolomeo Teofilo Ismaele Bezzi nasce il 6 febbraio 1851 a Fucine d’Ossana (Val di Sole) "alle 10 antimeridiane", come si legge nell’atto di nascita del pittore, "con levatrice Cattarina Bontempelli, quinto bambino maschio dell’anno a Fucine, figlio di Luigia del fu S.v. Dr. Bartolommeo Taraboi e di Bezzi Domenico fu Franco’’, geometra e notaio nonché grande appassionato d’arte.


Il lago di Misurina, 1889, olio su tela,
119 x 197cm., firmato e datato in basso a sinistra "B. Bezzi 89".
Collezione Gruppo ITAS - Trento.

Gli inizi della sua carriera artistica furono difficili. A soli undici anni rimane orfano di padre e lascia Fucine per diventare un venditore ambulante. Forse è proprio il continuo spostarsi da un posto all’altro, frequentando luoghi ricchi di suggestione, che contribuisce a formare in lui lo spirito del paesaggista. Nel 1871, inoltre conosce e inizia a frequentare Filippo Carcano, fondatore del Verismo lombardo ed è a questo punto che in lui prevale una forte vocazione artistica. Grazie ai risparmi del lavoro di ambulante, agli aiuti dello zio don Ambrogio e del cugino Ergisto, si iscrive alla Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Qui è allievo di Giuseppe Bertini "ma risente molto di quell’aria di antiaccademismo che aveva segnato il cammino artistico non solo di Carcano ma anche di Cremona, Ranzoni e Gignous".


Fantasie dell'aria, 1905, olio su tela
120 x 160 cm., firmato e datato in basso a sinistra "B. Bezzi 05". Rovereto,
collezione privata.
Riguardo a questo periodo Bezzi, scrivendo nell’agosto del 1913 a Ugo Ojetti, diceva: "nel 1871 mi recai a Milano, a Brera, ad incominciare il tirocinio che durò sette anni senza imparare nulla!". Un affermazione provocatoria, considerando che nel corso degli studi presso quell’Accademia si fa ben presto notare e, già nel secondo anno di studi riesce ad ottenere menzioni e medaglie coi suoi lavori. In questi anni inoltre, si unisce in amicizia con un gruppo di giovani artisti dallo spirito rinnovatore ed antiaccademico e assieme a Gaetano Previati, Filippo Carcano ed Eugenio Gignous, partecipa attivamente ai dibattiti sul divisionismo e sull’impressionismo francese. Nel 1878 in occasione della mostra annuale di Brera ottiene un riconoscimento per l’opera Valle di Rabbi.
Nel 1879, si ammala ed è costretto ad abbandonare gli studi accademici ma, fortunatamente, la sua passione per la pittura e le sue indubbie capacità gli consentono di proseguire l’attività di artista e con enorme successo.


Nel 1882, infatti, vince a Milano il premio Fumagalli di Lire 4.000 con l’opera Pescarenico, acquistata dal principe Ruspoli e questa è solo la sua prima vittoria importante, poiché ne seguono molte altre in numerosi concorsi, sia italiani che esteri.
Nel 1883, partecipa all’esposizione Nazionale di Roma con cinque paesaggi di tema veronese e ottiene un enorme successo di pubblico e di critica, tanto che i suoi quadri trovarono acquirenti di gran nome quali il Principe Ruspoli e Ismail Pascià, l’ex Vicerè di Egitto che perduto il trono si divertiva a sbalordire l’esotizzante società della Capitale coi suoi sardanapaleschi splendori orientali.


Pascolo - Paesaggio alpestre, 1906, olio su tela, 70 x 121 cm.
firmato e datato in basso a destra "B. Bezzi 06"
Collezione Cassa Rurale di Trento - Trento.


Sulle rive dell'Adige, 1885, olio su tela, 115 x 186.4 cm., firmato e datato in basso a sinistra "Bezzi 85". Proprietà del Comune di Trento. Collezione Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
In questi anni vive tra Verona e Milano. Nel periodo veronese dipinge Acqua morta, esposta a Brera ed acquistata dal conte Aldo Annoni di Milano, Sulle rive dell’Adige e Verona, presentati all’Esposizione di Roma del 1886 ed acquistati dal Re d’Italia.
Nel 1888, all’Esposizione di Parigi, viene premiato per l’opera Sole morente, che viene poi acquistata dal Museo Revoltella di Trieste.
Fino al primo decennio del Novecento, Bezzi mantiene e coltiva questa sua vocazione paesaggistica, sviluppandola in senso sempre più lirico; durante i suoi spostamenti tra Verona e Milano passa le estati in Val di Sole, traendo ispirazione dagli stupendi paesaggi trentini.
Nel 1890, si trasferisce a Venezia, dove abita nelle Fondamenta delle Zattere, quartiere al tempo frequentato da molti artisti e dove si lega in amicizia con Guglielmo Ciardi, Luigi Nono e Mario De Maria.

E’ in questi anni che, influenzato dall’ambiente artistico veneziano e in particolar modo da Favretto e Fragiacomo, si dedica anche alla pittura di genere.
A Venezia resta fino al 1910. Qui, insieme con Riccardo Selvatico, Sindaco di Venezia dal 1890 al 1895, e con Fradeletto, getta le basi di un progetto di Esposizione Internazionale d’Arte, che si concretizzerà nella Biennale di Venezia, una tra le più importanti rassegne d’arte Europee.

Raggio di luna, (1903)
Olio su tela, 78 x 120 cm.
Firmato in basso a destra "B. Bezzi"
Unicredito Italiano, Trento

Questa ha inizio ufficialmente nel 1895 e Bezzi parteciperà a tutte le edizioni, tranne alla IX, fino al 1914. L’appartenenza al comitato organizzativo gli consente di effettuare numerosi viaggi all’estero (nel 1897 in Scozia e Inghilterra, nel 1898 in Germania, Austria e Parigi) durante i quali viene a contatto con i diversi linguaggi artistici internazionali.
Nel 1892, torna a Trento chiamato a far parte della giuria che dovrà stabilire a chi affidare la realizzazione del monumento a Dante. E’ in questo periodo che stringe amicizia con Cesare Battisti e si dedica alla propaganda Irredentista, partecipando a manifestazioni artistiche che si prefiggevano di affermare la italianità del Trentino.

Venezia che dorme, 1898, olio su tela, 72 x 121 cm.,
firmato e datato in basso a destra "B. Bezzi 98". Trento, collezione d'arte UniCredito Italiano
 



Sera a Venezia, (1894)
Olio su tavola, 27 x 33,2 cm.
Firmato in basso a destra "B. Bezzi" Collezione privata

L'Adigetto a Verona, (1886), olio su tela,
45 x 60 cm., firmato in basso a destra "B. Bezzi". Trento,
collezione privata.

Sempre durante questo periodo in terra natia, incontra durante una visita in casa dei Conti Cesarini Sforza Isabella Dal Lago di Cles, figlia del dottor Gerolamo e di Anna dei Conti Alberti d’Enno. Con Isabella si unisce in matrimonio il 26 settembre 1892.
Paesaggio laziale, 1884, olio su tela, 80 x 120 cm., firmato e datato in basso a sinistra B. Bezzi 84". Collezione Tecnofin-Trento
Canal Grande (Venezia), 1893
Olio su tela, 95 x 152 cm
Firmato e datato in basso a destra “Bezzi 93” Trento,collezione privata

Negli anni 1893, 1898, 1903, è presente alle Esposizioni della Secession di Monaco e partecipa anche all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, vincendo la medaglia d’argento con l’opera Giorno di magro, dipinta nel 1895.
Dopo aver trascorso alcuni mesi sul Lago di Garda e a Pescarenico sul lago di Como, nel 1910 si reca a Roma, dove entra a far parte della commissione coordinatrice per l’esposizione Mondiale del 1911.
Nel 1912, si trasferisce a Verona dove lavora assiduamente alle opere per la Biennale veneziana del 1914, che gli dedica una personale ma, nello stesso anno, viene colpito da una malattia nervosa che gli impedisce di dipingere. Ecco che, verso la fine del 1914, torna in Trentino e si stabilisce a Cles, in Val di Non.
"Bosco ceduo (bosco di betulle)", 1886,
olio su tela, 71 x 100.5 cm.,

firmato e datato in basso a sinistra
"B. Bezzi 86"
Proprietà del Comune di Trento
Collezione Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto

 
 

Nonostante la forzata inattività è presente comunque nell’ambiente artistico trentino, specie nel salotto della baronessa Giulia Turco Lazzari, frequentato da artisti e uomini di cultura del tempo, tra cui Eugenio Prati, Luigi Nono, Angelo Dall’Oca Bianca e Angelo De Gubernatis.
Nella primavera del 1923 improvvisamente la malattia sembra regredita. Bezzi si sente in piena forma e colmo di entusiasmo e di voglia di lavorare, torna a Milano per riaprire il suo studio. Purtroppo si tratta di una breve pausa di pace prima della tempesta. Peggiora all’improvviso e il 7 Ottobre dello stesso anno muore a Cles.


San Michele all'Adige (Alto Adige), 1895
Olio su tela, 135 x 200 cm.
Firmato e datato in basso a sinistra "B. Bezzi 95"
Collezione GlaxoSmithKline, Verona



In occasione della morte, l’architetto Giorgio Wenter Marini commemorò il Bezzi con un lungo e commosso articolo: "Quella persona cara, tanto fine ed eletta, cinta da una corona di candidi capelli, dalla parlata dolcissima come tutte le cose buone, modulata dalla cadenza montanara e nobilitata dalla più alta poesia, soffusa da una triste e sovrana malinconia quasi timida, dall’alta e magra persona, leggermente china sotto il peso degli anni, ma dall’anima giovane, pura e forte, l’animatore del discorso e ancor più dei colori e delle tele, il creatore della bellezza e dell’armonia più alta è trapassata. ...L’Uomo eletto che non conobbe invidie, gelosie, ma solamente la sua arte il puro sacerdote e il cantore appassionato della natura nella sua vita e nei suoi multipli aspetti più divini è scomparso... Così egli chiuse gli occhi della vita per riaprire quelli dell’anima e, segnato con l’olio santo, salire al cospetto della Divinità Eterna per ricongiungersi con il grande Segantini e con il giovane suo amico dei trionfi Veneziani: il Moggioli !". Nel 1924, alla Biennale di Venezia gli viene dedicata una grande mostra postuma con quasi trenta opere, curata da Vittorio Pica.

 


Poesia invernale, 1909
Olio su tela, 98 x 158 cm.
Firmato e datato in basso a sinistra "B. Bezzi 09"
Provincia Autonoma di Trento


Il suo successo, oltre che decretato dagli acquisti da parte dei più importanti musei italiani ed esteri, è confermato dagli elogi pressoché unanimi della critica del tempo.


Paese in collina, 1884 Olio su tela, 70 x 100 cm.
Firmato e datato in basso a sinistra "B. Bezzi 84" Collezione privata

Più volte paragonato al francese Corot, Nino Barbantini lo definisce il più intimo e aristocratico tra i paesisti viventi e dopo la sua morte "chi detterà la storia dei pittori italiani dei nostri tempi, quando il campo sarà sgombro di quelli che fanno troppa fortuna da vivi, scriverà il nome di Bezzi in grande", Vittorio Pica gli riconosce " il dono, davvero raro e prezioso, di far cantare l'anima delle cose", mentre per Ugo Ojetti è "il poeta delle sottili e delicate sensazioni luminose".

 

INFORMAZIONI

MOSTRA
"IL FASCINO DELLA NATURA IN BARTOLOMEO BEZZI"
COMUNE DI TRENTO - SVILUPPO CENTRO STORICO
- VIA BELENZANI 19 - 38100
TRENTO
Segreteria della mostra:
TEL. 0461-884236 - 884155;
FAX 0461-884155
e-mail: sviluppocentrostorico@comune.trento.it


Hanno collaborato all'evento: