| La
manifestazione “La città in giardino”, giunta
alla sua quarta edizione, è arricchita anche quest’anno
da un evento artistico di notevole pregio. La personale di Bartolomeo
Bezzi, che potete visitare nelle sale cinquecentesche di palazzo
Geremia, rappresenta il tentativo di ripetere il successo dello
scorso anno quando a impreziosire gli eventi dell’esposizione
floreale fu la mostra di un altro illustre artista trentino, Eugenio
Prati.
La particolarità di questo allestimento sta ovviamente nella
personalità e nella produzione artistica dell’autore
solandro. Un pittore che dopo le vicissitudini non certo felici
dell’infanzia ha saputo interpretare il mestiere dell’artista
come mezzo di espressione delle proprie emozioni, ma anche come
strumento per aprirsi al confronto fecondo con le grandi correnti
della cultura europea del XIX secolo. In questo senso va a mio avviso
sottolineato il ruolo di organizzatore culturale di Bezzi che lo
ha portato ad essere uno dei fondatori dell’Esposizione Internazionale
d’Arte della città di Venezia, ossia della famosa “Biennale”.
Tuttavia non sono solo queste considerazioni che rendono la poliedrica
seppur gelosamente intimistica vocazione di Bezzi degna di una nuova
ribalta. Alla passione artistica si sovrappone una sincera passione
civile. Alla fine del secolo XIX Bezzi, tornato a Trento, viene
conquistato dalle idee irredentiste di Cesare Battisti con il quale
stringe una salda amicizia. Questo suo impegno nel corso di quegli
anni contribuisce a fare della sua vicenda personale un esempio
limpido per noi contemporanei, perché ci testimonia la possibilità
di vivere pienamente in un contesto internazionale stimolante e
arricchente, senza perdere di vista il destino della propria terra.
Anche di questo la città deve rendergli merito.
L’occasione
mi induce a rivolgere un ringraziamento non formale al Consigliere
delegato allo Sviluppo del Centro storico e curatore della mostra
Alberto Pattini per la solerzia e la passione con le quali ha costruito
questo evento. Assieme a lui mi preme esprimere la riconoscenza
mia personale, nonché quella di tutta l’Amministrazione,
ai collaboratori e a tutti i dipendenti del Comune che hanno materialmente
reso possibile l’allestimento. Grazie ad un impegno non scontato
e ad una professionalità sempre più unanimemente riconosciuta
è stato possibile recuperare per la coscienza collettiva
della città un tassello, importante del patrimonio culturale
e civile di Trento.
Sono certo che i visitatori e i lettori di questo catalogo sapranno
cogliere nelle tele di Bezzi l’intimo desiderio di interpretare
il paesaggio come luogo dove ricomporre le fratture dell’anima.
In tempi così frenetici e convulsi come i nostri, fermarci
a riflettere di fronte ad uno di questi dipinti può essere
un’occasione irripetibile per ritemprare lo spirito nell’autenticità
delle emozioni più profonde.
Alberto Pacher
Sindaco
di Trento |