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Nino
Barbantini, illustre storico dell’arte e sovrintendente della
galleria internazionale Ca’ Pesaro di Venezia, nel catalogo
della quattordicesima Biennale di Venezia del 1924 così ricorda
Bartolomeo Bezzi: “Chi detterà la storia dei pittori
italiani dei nostri tempi, quando il campo sarà sgombro di
quelli che fanno troppa fortuna da vivi, scriverà il nome
di Bezzi in grande. La sua poesia raccolta e discreta, talvolta
depressa da una vena di tristezza elegiaca che fu del resto il suo
spirito, talora consolata dal candido amore dei mattini sulle acque
dei laghi e sui villaggi delle riviere serene; il prestigio della
sua arte istintiva e sapiente, che dall’arguta valutazione
dei bianchi e dei grigi argentei nelle visioni cerule e chiare,
passò facilmente a disporre grandi masse bionde di meriggi
autunnali e di tramonti estivi; riflettono con tanta passione l’eternità
divina delle acque, degli alberi e dei cieli, che saranno sempre
onorate ed amate”.
L’Amministrazione Comunale di Trento ha voluto organizzare
a Palazzo Geremia questa mostra dedicata al pittore trentino Bartolomeo
Bezzi (1851-1923) in occasione dell’80° anniversario della
sua morte. Geniale paesaggista e valente interprete delle emozioni
della natura, di paesaggi lirici soffusi e cantore per eccellenza
dell’agonia del giorno, l’artista si avvicina alla corrente
del paesaggismo veneto di Secondo Ottocento e, nell’ultimo
periodo della sua vita, al simbolismo naturalistico europeo.

Alla fontana, 1905, olio su
tela, 77 x 113.5 cm., firmato e
datato in
basso a sinistra "B. Bezzi 905". Collezione Mediocredito
- Trento
Lo scopo della mostra è di far riscoprire al pubblico e di
collocare nella giusta graduatoria dei valori un artista che, nonostante
il notevole successo raggiunto in vita, dopo la sua morte è
stato dimenticato, anche se i suoi dipinti continuino ad avere un’alta
quotazione commerciale. La città di Trento gli dedica mentre
è in vita un’unica mostra, organizzata nell’ottobre
del 1907 nel Palazzo della Filarmonica, poi dopo la morte le uniche
eccezioni di rilievo sono state la mostra commemorativa realizzata
dal 7 luglio al 30 settembre 1951 presso il Castello del Buonconsiglio
di Trento in occasione del centenario della nascita e la monografia
pubblicata nel 1956 da Giorgio Wenter Marini e Riccardo Maroni,
inserita all’interno della Collana Artisti Trentini.
Conclusi gli studi a Brera, Bezzi vive tra Milano, Verona, Venezia
e Roma, trascorrendo i periodi estivi in Val di Sole a dipingere
dal vero en plein air. E’ spesso ospite della baronessa Giulia
Turco Lazzari che nella sua villa di Sopramonte, presso Trento,
ha creato un cenacolo frequentato da artisti e uomini di cultura
del tempo, quali Eugenio Prati, Luigi Nono, Angelo De Gubernatis,
Angelo Dall’Oca Bianca e il micologo Don Giacomo Bresadola.
Nel 1890 si trasferisce a Venezia dove frequenta i pittori realisti
Luigi Nono, Antonio e Silvio Rotta, Pietro Fragiacomo, Ettore Tito,
Guglielmo, Giuseppe e Emma Ciardi, e Alessandro Milesi che si ritrovano
al Caffè Florian. Con Antonio Fradeletto, Mario De Maria,
Augusto Sézanne e Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia
dal 1890 al 1895, collabora alla fondazione dell’Esposizione
Internazionale d’Arte della città di Venezia, che si
concretizzerà nella celebre “Biennale”, una tra
le più importanti rassegne d’arte europee. Assiduo
espositore fin dalla prima edizione (1895), fa parte della commissione
per la selezione degli artisti internazionali. Per questo incarico
viaggia spesso in Inghilterra, Scozia, Austria e Germania.
Alla fine degli anni Ottanta s’avvicina ad un’elaborazione
lirica, mistica e crepuscolare del tema della natura, che caratterizzerà
la sua produzione fino al primo decennio del Novecento. La luce
è uno degli elementi fondamentali dei suoi lavori. E’
un irraggiamento ottenuto con brevi pennellate, tocchi soffici di
colore depositato delicatamente sulla tela. Un colore specchio fedele
della natura e diario intimo che segnala una nostalgia struggente
per un’infanzia interrotta. Nei suoi quadri, dove coglie il
lato romantico della natura, lo spazio raggiunge orizzonti indefiniti
e misteriosi, visibili solo con la meditazione dello spirito, sprigionando
la poesia dell’infinito.
Nelle sue opere immortala le splendide solitudini montane con i
monti e i boschi della Val di Sole e delle Alpi, gli alberi con
le fronde trasparenti a lui molto cari, il fiume Adige nelle zone
del Trentino e del Veronese, la marina e i canali di Venezia, il
lago di Garda, paesaggi avvolti da pallidi soli e tremuli pleniluni.
Il suo pennello esalta le bellezze naturali ritratte in momenti
cromaticamente suggestivi quali tramonti, quasi sempre, ma anche
albe.
E’ in queste fasi della giornata in cui la luce del giorno
non è nitida, ma è più delicata e tenue, che
i contorni si fanno meno marcati e la fusione figura-paesaggio è
ancora più intensa.
Bezzi può essere considerato il poeta dell’agonia del
giorno e della sera, del contrasto sottile fra il giorno e la notte,
delle sottili e delicate sensazioni luminose, dei melanconici crepuscoli
illuminati dalla luna. E’ l’interprete degli stati intimi
del cielo con i drammi delle nuvole fino a giungere all’inconsistenza
e trasparenza del cielo, della magia della nebbia e dell’acqua
che scorre e che ristagna. L’acqua che ama dipingere non è
mai una piatta rappresentazione, ma viene raffigurata in un continuo
e lento fluire in una miriade sinfonica di colori diffusi e di luci
riflesse.

Fantasie dell'aria, 1905, olio
su tela
120 x 160 cm., firmato e datato in basso a sinistra "B. Bezzi
05".
Rovereto, collezione privata.
Gino Fogolari, direttore delle gallerie di Venezia e illustre critico
d’arte, il 4 novembre 1901 scriveva sul “Popolo”
di Cesare Battisti: “Preludio della sera (il titolo ritorna
spesso nelle opere del Bezzi ad indicare la devozione dell’artista
alla “sua” ora) è un grande quadro del 1897,
pure alla Galleria nazionale di Roma, credo uno dei migliori. Una
distesa di paludi che muore nelle nebbie serotine, dove il verde
indistinto fangoso dell’erbe s’affonda nelle acque morte
poco luminose sotto l’immenso cielo annuvolato. E’ immenso
veramente il cielo in questo quadro: alto a sei doppi la piccola
zona di terra e di acque, cupo all’orizzonte si accende in
alto nel sereno in una bella nube rosata ma pallida che presto perderà
ogni luce”.
I toni morbidi e delicati di colore, le sfumature vaporose rosate,
il fascino dei biancori e dei grigi argentei e perlacei, sono espressione
di una sensibilità rivolta alla realizzazione dell’armonia
integrale dell’opera. L’evanescenza di tonalità
sovrapposte e le mescolanze ottiche esaltano una luminosità
unica d’intensità sfuggente in cui il pittore attenua
al massimo i rapporti di luce e d’ombra nell’intento
di realizzare un’atmosfera incantata ed irreale.
Bezzi insegue con pazienza il malinconico alternarsi delle stagioni
e sceglie quelle del trapasso, primavera e autunno, ma in particolare
predilige l’autunno, come immagine speculare del suo stato
d’animo. Un autunno in cui i colori si attenuano, un autunno
“meno amato e immerso in un pianto universale” come
intuisce Giulio Benedetto Emert.
Ernesta Bittanti, vedova di Cesare Battisti, nel 1933 riassume in
poche righe significative l’opera di Bezzi “…Cielo
ed acque, nella loro mobilità, lo seducono più che
il paesaggio fermo. Fantasie di nubi, ampi cieli, mobilità
d’acque: quanti quadri di Bezzi ricantano il vostro fascino
sulle anime sensitive! L’autunno lo ispira più che
l’Estate; la notte e il tramonto più che il meriggio
e, fra le città ergentisi in singolari figure e di marmo
e di pietà, lo avvince Venezia lagunare, quasi ondeggiante
fra il mare e il cielo; e di Venezia ama le ombre della Notte…”
Ammirato dai contemporanei, la sua notorietà si diffonde
in tutta Italia grazie all’assidua presenza alle più
importanti mostre nazionali di Bologna, Firenze, Genova, Milano,
Roma, Torino, Venezia e Trento. Ottiene notevoli apprezzamenti e
riconoscimenti anche alle esposizioni internazionali di Anversa,
Berlino, Barcellona, Bruxelles, Buenos Aires, Montevideo, Monaco
di Baviera, Parigi, San Francisco, Valparaiso.
I suoi dipinti sono presenti in numerosi musei esteri: Vigilia della
Sagra, si trova alla Neue Pinakothek di Monaco di Baviera, In Autunno
è custodito dalla Österreichische Gallerie Belvedere
di Vienna, mentre Notte a Venezia è al Carnegie Museum of
Art di Pittsburgh e italiani: Pescarenico (1882) presso la Galleria
d’Arte Moderna, Palazzo Pitti di Firenze, Pescarenico (1904),
Vaghezza autunnale (1901), Sulle rive del Ticino (1907) presso la
Galleria Internazionale Cà Pesaro di Venezia, Mulini a Verona
(1882), Preludio della sera (1897), A sera (1890) presso la Galleria
Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Gli Alberi (1903) presso
la Galleria d’Arte Moderna di Verona, Tramonto in Alto Adige
(1907) presso la Galleria d’Arte Moderna Giannoni di Novara;
Autunno (1884), Ponte Vecchio a Verona (1901), Verona Sparita (1914)
presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano, Ultimi raggi
(1892) presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino, Mattino
sul lago (1903) presso la Galleria d’Arte Moderna Ricci-Oddi
di Piacenza .
La mostra presenta quarantasette opere, molte delle quali inedite
e di straordinaria importanza, che coprono un ampio arco cronologico
d’intensa attività artistica, collocate nell’area
espositiva di Palazzo Geremia, sede del Municipio di Trento. Si
tratta di quadri provenienti da musei e gallerie pubbliche, da enti
pubblici e privati e da collezioni private italiane, con cui s’intende
ripercorrere il cammino artistico ed espositivo di Bartolomeo Bezzi
dalla metà degli anni Ottanta del XIX secolo al primo decennio
del Novecento.
Tra le opere esposte, tre sono di proprietà del Comune di
Trento: Bosco di betulle o Bosco ceduo del 1886, donata dall’artista
al Comitato per l’erezione del Monumento a Dante e acquistata
nel 1892 da Paolo Oss Mazzurana, podestà di Trento, per 500
fiorini, Sulle rive dell’Adige del 1885 in deposito presso
il Mart e Bacio di sole a Verona conservata presso il Commissario
del Governo della Provincia Autonoma di Trento.
Nel 1921 il Re Vittorio Emanuele III dona al Comune di Trento Sulle
rive dell’Adige del 1885, esposto a Milano nell’anno
di esecuzione, nel 1886 a Roma e premiato a Berlino, nel 1887 a
Venezia dove venne acquistato dal Re Umberto I. Nel 1934 il Comune
di Trento riceve dal Re d’Italia anche Bacio di sole a Verona
del 1914, esposto in quell’anno alla decima biennale di Venezia.

San Michele all'Adige (Alto Adige),
1895
Olio su tela, 135 x 200 cm.
Firmato e datato in basso a sinistra "B. Bezzi 95"
Collezione GlaxoSmithKline, Verona
Nei dipinti esposti si può ammirare la sapienza con cui Bezzi
descrive quel caratteristico bagliore di luce che avvolge per alcuni
istanti la natura prima di lasciarla coprire dalle tenebre. Tra
le opere più significative si segnalano: Campagna romana,
presentato nel 1884 a Torino, nel 1885 all’esposizione Universale
di Anversa e nel 1911 all’esposizione Internazionale di Roma
(Milano, collezione privata); Sulle rive dell’Adige, esposto
nel 1885 a Milano, nel 1886 a Roma e a Berlino dove venne premiato,
nel 1887 a Venezia dove venne acquistato dal Re Umberto I e donato
al Comune di Trento dal Re Vittorio Emanuele III nel 1921 (Mart);
Sole cadente sul lago di Garda, esposto nel 1888 a Bologna e a Parigi,
dove venne premiato, e a Trieste nel 1890, dove fu acquistato dal
Museo Revoltella (Trieste, Civico Museo Revoltella, Galleria d’Arte
Moderna); Cles, esposto a Torino nel 1892 e premiato con medaglia
d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione (Trento, collezione
privata); Canal Grande a Venezia, presentato nel 1895 all’Esposizione
Permanente di Milano e nel 1896 all’esposizione della Secession
di Monaco di Baviera (Trento, collezione privata); San Michele all’Adige
(Alto Adige), esposto nel 1895 a Torino e alla Prima Biennale di
Venezia e nel 1898 all’esposizione della Secession di Monaco
di Baviera, a Trento nel 1907 presso la Società Filarmonica
e nel 1951, in occasione del centenario della nascita, presso il
Castello del Buonconsiglio e a Milano nel 1921 e nel 1926 (Verona,
collezione GlaxoSmithKline); Venezia che dorme, presentato nel 1889
a Roma e alla Terza Biennale di Venezia del 1899 (Trento, collezione
Unicredito Italiano); Fantasie dell’aria, in mostra alla Sesta
Biennale di Venezia del 1905 (Rovereto, collezione privata); Poesia
invernale, esposto nel 1909 all’Ottava Biennale di Venezia
e all’esposizione internazionale di Roma del 1910 (Trento,
Provincia Autonoma di Trento).
Sento
il dovere di esprimere la mia gratitudine al Sindaco di Trento Dott.
Alberto Pacher, al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Silvio
Berlusconi, al Presidente del Consiglio Provinciale Prof. Mario
Cristofolini, al Presidente della Giunta Provinciale Lorenzo Dellai,
al Presidente della Giunta Regionale Dott. Carlo Andreotti, ai direttori
dei Musei e Gallerie d’Arte Moderna prestatori delle opere,
al Dott. Fabrizio Leonardelli dirigente della Biblioteca comunale
di Trento, a tutti i collaboratori della mostra, ai galleristi e
ai collezionisti privati. Un particolare sincero ringraziamento
al Prof. Fiorenzo Degasperi, alla Dott.ssa Margherita de Pilati
e alla Dott.ssa Elisabetta Staudacher che con maestria e sentimento
hanno saputo ripercorrere il cammino artistico di Bartolomeo Bezzi,
ed infine all’Arch. Augusta Conta, Gianni Antonio Thiella,
Wanda Giovannini e Lino Lucchi del Comune di Trento che con grande
professionalità e disponibilità hanno collaborato
alla realizzazione di questa mostra.
Alberto
Pattini
Curatore della mostra
e delegato allo Sviluppo e Valorizzazione del
Centro Storico del Comune di Trento
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