Bezzi il poeta dell’agonia del giorno

di Alberto Pattini

 

Nino Barbantini, illustre storico dell’arte e sovrintendente della galleria internazionale Ca’ Pesaro di Venezia, nel catalogo della quattordicesima Biennale di Venezia del 1924 così ricorda Bartolomeo Bezzi: “Chi detterà la storia dei pittori italiani dei nostri tempi, quando il campo sarà sgombro di quelli che fanno troppa fortuna da vivi, scriverà il nome di Bezzi in grande. La sua poesia raccolta e discreta, talvolta depressa da una vena di tristezza elegiaca che fu del resto il suo spirito, talora consolata dal candido amore dei mattini sulle acque dei laghi e sui villaggi delle riviere serene; il prestigio della sua arte istintiva e sapiente, che dall’arguta valutazione dei bianchi e dei grigi argentei nelle visioni cerule e chiare, passò facilmente a disporre grandi masse bionde di meriggi autunnali e di tramonti estivi; riflettono con tanta passione l’eternità divina delle acque, degli alberi e dei cieli, che saranno sempre onorate ed amate”.
L’Amministrazione Comunale di Trento ha voluto organizzare a Palazzo Geremia questa mostra dedicata al pittore trentino Bartolomeo Bezzi (1851-1923) in occasione dell’80° anniversario della sua morte. Geniale paesaggista e valente interprete delle emozioni della natura, di paesaggi lirici soffusi e cantore per eccellenza dell’agonia del giorno, l’artista si avvicina alla corrente del paesaggismo veneto di Secondo Ottocento e, nell’ultimo periodo della sua vita, al simbolismo naturalistico europeo.


Alla fontana, 1905, olio su tela, 77 x 113.5 cm., firmato e datato in
basso a sinistra "B. Bezzi 905". Collezione Mediocredito - Trento


Lo scopo della mostra è di far riscoprire al pubblico e di collocare nella giusta graduatoria dei valori un artista che, nonostante il notevole successo raggiunto in vita, dopo la sua morte è stato dimenticato, anche se i suoi dipinti continuino ad avere un’alta quotazione commerciale. La città di Trento gli dedica mentre è in vita un’unica mostra, organizzata nell’ottobre del 1907 nel Palazzo della Filarmonica, poi dopo la morte le uniche eccezioni di rilievo sono state la mostra commemorativa realizzata dal 7 luglio al 30 settembre 1951 presso il Castello del Buonconsiglio di Trento in occasione del centenario della nascita e la monografia pubblicata nel 1956 da Giorgio Wenter Marini e Riccardo Maroni, inserita all’interno della Collana Artisti Trentini.
Conclusi gli studi a Brera, Bezzi vive tra Milano, Verona, Venezia e Roma, trascorrendo i periodi estivi in Val di Sole a dipingere dal vero en plein air. E’ spesso ospite della baronessa Giulia Turco Lazzari che nella sua villa di Sopramonte, presso Trento, ha creato un cenacolo frequentato da artisti e uomini di cultura del tempo, quali Eugenio Prati, Luigi Nono, Angelo De Gubernatis, Angelo Dall’Oca Bianca e il micologo Don Giacomo Bresadola.
Nel 1890 si trasferisce a Venezia dove frequenta i pittori realisti Luigi Nono, Antonio e Silvio Rotta, Pietro Fragiacomo, Ettore Tito, Guglielmo, Giuseppe e Emma Ciardi, e Alessandro Milesi che si ritrovano al Caffè Florian. Con Antonio Fradeletto, Mario De Maria, Augusto Sézanne e Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia dal 1890 al 1895, collabora alla fondazione dell’Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia, che si concretizzerà nella celebre “Biennale”, una tra le più importanti rassegne d’arte europee. Assiduo espositore fin dalla prima edizione (1895), fa parte della commissione per la selezione degli artisti internazionali. Per questo incarico viaggia spesso in Inghilterra, Scozia, Austria e Germania.
Alla fine degli anni Ottanta s’avvicina ad un’elaborazione lirica, mistica e crepuscolare del tema della natura, che caratterizzerà la sua produzione fino al primo decennio del Novecento. La luce è uno degli elementi fondamentali dei suoi lavori. E’ un irraggiamento ottenuto con brevi pennellate, tocchi soffici di colore depositato delicatamente sulla tela. Un colore specchio fedele della natura e diario intimo che segnala una nostalgia struggente per un’infanzia interrotta. Nei suoi quadri, dove coglie il lato romantico della natura, lo spazio raggiunge orizzonti indefiniti e misteriosi, visibili solo con la meditazione dello spirito, sprigionando la poesia dell’infinito.
Nelle sue opere immortala le splendide solitudini montane con i monti e i boschi della Val di Sole e delle Alpi, gli alberi con le fronde trasparenti a lui molto cari, il fiume Adige nelle zone del Trentino e del Veronese, la marina e i canali di Venezia, il lago di Garda, paesaggi avvolti da pallidi soli e tremuli pleniluni. Il suo pennello esalta le bellezze naturali ritratte in momenti cromaticamente suggestivi quali tramonti, quasi sempre, ma anche albe.
E’ in queste fasi della giornata in cui la luce del giorno non è nitida, ma è più delicata e tenue, che i contorni si fanno meno marcati e la fusione figura-paesaggio è ancora più intensa.
Bezzi può essere considerato il poeta dell’agonia del giorno e della sera, del contrasto sottile fra il giorno e la notte, delle sottili e delicate sensazioni luminose, dei melanconici crepuscoli illuminati dalla luna. E’ l’interprete degli stati intimi del cielo con i drammi delle nuvole fino a giungere all’inconsistenza e trasparenza del cielo, della magia della nebbia e dell’acqua che scorre e che ristagna. L’acqua che ama dipingere non è mai una piatta rappresentazione, ma viene raffigurata in un continuo e lento fluire in una miriade sinfonica di colori diffusi e di luci riflesse.


Fantasie dell'aria, 1905, olio su tela
120 x 160 cm., firmato e datato in basso a sinistra "B. Bezzi 05".
Rovereto, collezione privata.


Gino Fogolari, direttore delle gallerie di Venezia e illustre critico d’arte, il 4 novembre 1901 scriveva sul “Popolo” di Cesare Battisti: “Preludio della sera (il titolo ritorna spesso nelle opere del Bezzi ad indicare la devozione dell’artista alla “sua” ora) è un grande quadro del 1897, pure alla Galleria nazionale di Roma, credo uno dei migliori. Una distesa di paludi che muore nelle nebbie serotine, dove il verde indistinto fangoso dell’erbe s’affonda nelle acque morte poco luminose sotto l’immenso cielo annuvolato. E’ immenso veramente il cielo in questo quadro: alto a sei doppi la piccola zona di terra e di acque, cupo all’orizzonte si accende in alto nel sereno in una bella nube rosata ma pallida che presto perderà ogni luce”.
I toni morbidi e delicati di colore, le sfumature vaporose rosate, il fascino dei biancori e dei grigi argentei e perlacei, sono espressione di una sensibilità rivolta alla realizzazione dell’armonia integrale dell’opera. L’evanescenza di tonalità sovrapposte e le mescolanze ottiche esaltano una luminosità unica d’intensità sfuggente in cui il pittore attenua al massimo i rapporti di luce e d’ombra nell’intento di realizzare un’atmosfera incantata ed irreale.
Bezzi insegue con pazienza il malinconico alternarsi delle stagioni e sceglie quelle del trapasso, primavera e autunno, ma in particolare predilige l’autunno, come immagine speculare del suo stato d’animo. Un autunno in cui i colori si attenuano, un autunno “meno amato e immerso in un pianto universale” come intuisce Giulio Benedetto Emert.
Ernesta Bittanti, vedova di Cesare Battisti, nel 1933 riassume in poche righe significative l’opera di Bezzi “…Cielo ed acque, nella loro mobilità, lo seducono più che il paesaggio fermo. Fantasie di nubi, ampi cieli, mobilità d’acque: quanti quadri di Bezzi ricantano il vostro fascino sulle anime sensitive! L’autunno lo ispira più che l’Estate; la notte e il tramonto più che il meriggio e, fra le città ergentisi in singolari figure e di marmo e di pietà, lo avvince Venezia lagunare, quasi ondeggiante fra il mare e il cielo; e di Venezia ama le ombre della Notte…”
Ammirato dai contemporanei, la sua notorietà si diffonde in tutta Italia grazie all’assidua presenza alle più importanti mostre nazionali di Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma, Torino, Venezia e Trento. Ottiene notevoli apprezzamenti e riconoscimenti anche alle esposizioni internazionali di Anversa, Berlino, Barcellona, Bruxelles, Buenos Aires, Montevideo, Monaco di Baviera, Parigi, San Francisco, Valparaiso.
I suoi dipinti sono presenti in numerosi musei esteri: Vigilia della Sagra, si trova alla Neue Pinakothek di Monaco di Baviera, In Autunno è custodito dalla Österreichische Gallerie Belvedere di Vienna, mentre Notte a Venezia è al Carnegie Museum of Art di Pittsburgh e italiani: Pescarenico (1882) presso la Galleria d’Arte Moderna, Palazzo Pitti di Firenze, Pescarenico (1904), Vaghezza autunnale (1901), Sulle rive del Ticino (1907) presso la Galleria Internazionale Cà Pesaro di Venezia, Mulini a Verona (1882), Preludio della sera (1897), A sera (1890) presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Gli Alberi (1903) presso la Galleria d’Arte Moderna di Verona, Tramonto in Alto Adige (1907) presso la Galleria d’Arte Moderna Giannoni di Novara; Autunno (1884), Ponte Vecchio a Verona (1901), Verona Sparita (1914) presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano, Ultimi raggi (1892) presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino, Mattino sul lago (1903) presso la Galleria d’Arte Moderna Ricci-Oddi di Piacenza .
La mostra presenta quarantasette opere, molte delle quali inedite e di straordinaria importanza, che coprono un ampio arco cronologico d’intensa attività artistica, collocate nell’area espositiva di Palazzo Geremia, sede del Municipio di Trento. Si tratta di quadri provenienti da musei e gallerie pubbliche, da enti pubblici e privati e da collezioni private italiane, con cui s’intende ripercorrere il cammino artistico ed espositivo di Bartolomeo Bezzi dalla metà degli anni Ottanta del XIX secolo al primo decennio del Novecento.
Tra le opere esposte, tre sono di proprietà del Comune di Trento: Bosco di betulle o Bosco ceduo del 1886, donata dall’artista al Comitato per l’erezione del Monumento a Dante e acquistata nel 1892 da Paolo Oss Mazzurana, podestà di Trento, per 500 fiorini, Sulle rive dell’Adige del 1885 in deposito presso il Mart e Bacio di sole a Verona conservata presso il Commissario del Governo della Provincia Autonoma di Trento.
Nel 1921 il Re Vittorio Emanuele III dona al Comune di Trento Sulle rive dell’Adige del 1885, esposto a Milano nell’anno di esecuzione, nel 1886 a Roma e premiato a Berlino, nel 1887 a Venezia dove venne acquistato dal Re Umberto I. Nel 1934 il Comune di Trento riceve dal Re d’Italia anche Bacio di sole a Verona del 1914, esposto in quell’anno alla decima biennale di Venezia.


San Michele all'Adige (Alto Adige), 1895
Olio su tela, 135 x 200 cm.
Firmato e datato in basso a sinistra "B. Bezzi 95"
Collezione GlaxoSmithKline, Verona


Nei dipinti esposti si può ammirare la sapienza con cui Bezzi descrive quel caratteristico bagliore di luce che avvolge per alcuni istanti la natura prima di lasciarla coprire dalle tenebre. Tra le opere più significative si segnalano: Campagna romana, presentato nel 1884 a Torino, nel 1885 all’esposizione Universale di Anversa e nel 1911 all’esposizione Internazionale di Roma (Milano, collezione privata); Sulle rive dell’Adige, esposto nel 1885 a Milano, nel 1886 a Roma e a Berlino dove venne premiato, nel 1887 a Venezia dove venne acquistato dal Re Umberto I e donato al Comune di Trento dal Re Vittorio Emanuele III nel 1921 (Mart); Sole cadente sul lago di Garda, esposto nel 1888 a Bologna e a Parigi, dove venne premiato, e a Trieste nel 1890, dove fu acquistato dal Museo Revoltella (Trieste, Civico Museo Revoltella, Galleria d’Arte Moderna); Cles, esposto a Torino nel 1892 e premiato con medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione (Trento, collezione privata); Canal Grande a Venezia, presentato nel 1895 all’Esposizione Permanente di Milano e nel 1896 all’esposizione della Secession di Monaco di Baviera (Trento, collezione privata); San Michele all’Adige (Alto Adige), esposto nel 1895 a Torino e alla Prima Biennale di Venezia e nel 1898 all’esposizione della Secession di Monaco di Baviera, a Trento nel 1907 presso la Società Filarmonica e nel 1951, in occasione del centenario della nascita, presso il Castello del Buonconsiglio e a Milano nel 1921 e nel 1926 (Verona, collezione GlaxoSmithKline); Venezia che dorme, presentato nel 1889 a Roma e alla Terza Biennale di Venezia del 1899 (Trento, collezione Unicredito Italiano); Fantasie dell’aria, in mostra alla Sesta Biennale di Venezia del 1905 (Rovereto, collezione privata); Poesia invernale, esposto nel 1909 all’Ottava Biennale di Venezia e all’esposizione internazionale di Roma del 1910 (Trento, Provincia Autonoma di Trento).

Sento il dovere di esprimere la mia gratitudine al Sindaco di Trento Dott. Alberto Pacher, al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Silvio Berlusconi, al Presidente del Consiglio Provinciale Prof. Mario Cristofolini, al Presidente della Giunta Provinciale Lorenzo Dellai, al Presidente della Giunta Regionale Dott. Carlo Andreotti, ai direttori dei Musei e Gallerie d’Arte Moderna prestatori delle opere, al Dott. Fabrizio Leonardelli dirigente della Biblioteca comunale di Trento, a tutti i collaboratori della mostra, ai galleristi e ai collezionisti privati. Un particolare sincero ringraziamento al Prof. Fiorenzo Degasperi, alla Dott.ssa Margherita de Pilati e alla Dott.ssa Elisabetta Staudacher che con maestria e sentimento hanno saputo ripercorrere il cammino artistico di Bartolomeo Bezzi, ed infine all’Arch. Augusta Conta, Gianni Antonio Thiella, Wanda Giovannini e Lino Lucchi del Comune di Trento che con grande professionalità e disponibilità hanno collaborato alla realizzazione di questa mostra.

Alberto Pattini
Curatore della mostra
e delegato allo Sviluppo e Valorizzazione del
Centro Storico del Comune di Trento